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ALLBLACK - Slow Motion Better Than No Motion
Chronique d'album

ALLBLACK - Slow Motion Better Than No Motion

Nota della redazione8,0/ 10
Di Le Stagiaire·

In un disco di appena trentasei minuti e undici secondi, ALLBLACK impone una legge severa al proprio ascoltatore: l'attenzione totale. Pubblicato il 2 febbraio 2024 presso Saverz Music Group, Slow Motion Better Than No Motion non fa appello alla lunghezza per sviluppare le proprie ambizioni, ma alla densità grezza di quattordici brani. La brevità diventa uno strumento di focalizzazione, trasformando ogni traccia in un evento unico. Ogni collaborazione e ogni brano occupano un posto preciso, costruendo una narrazione in cui la concisione serve a enfatizzare il messaggio principale.

L'apertura diretta: ALLAT

Il primo brano, "ALLAT", stabilisce immediatamente l'atmosfera senza fronzoli. Apre l'album come una porta spalancata sulla West Coast, definendo fin dal primo secondo l'universo sonoro del progetto. Questa posizione stabilisce il tono del disco prima ancora che vengano menzionati i primi nomi di featuring. "ALLAT" funge da base, preparando il terreno per un ascolto in cui ogni minuto è prezioso. La transizione verso la parte successiva non avviene attraverso l'accumulo, ma attraverso la continuità di un'attenzione costante.

Il cast prestigioso: da Frankie Lymon a Life of the Party

Se l'apertura pone le basi, è attraverso la scelta delle voci che l'album conferma il suo radicamento geografico e il suo prestigio. Su "Frankie Lymon", la presenza di Big Sad 1900 aggiunge un tocco narrativo specifico al brano omonimo, arricchendo la texture vocale senza appesantire il flusso principale.

La densità californiana: CRÈME BRÛLÉE e Jamal Crawford

La stabilizzazione del progetto non avviene attraverso l'interruzione del dinamismo, ma attraverso la prosecuzione di questa alleanza strategica. In "CRÈME BRÛLÉE", LaRussell offre la sua voce e il suo stile distintivo al titolo, mantenendo il livello di qualità elevato precedentemente raggiunto. Il disco mantiene il suo impatto grazie a "Jamal Crawford", dove Maka contribuisce all'atmosfera della canzone, incentrata su un giocatore di basket, aggiungendo una dimensione narrativa legata allo sport che risuona con i temi urbani affrontati. Questi brani intermedi dimostrano come l'album utilizza le collaborazioni per diversificare gli approcci, rimanendo fedele alla sua identità West Coast. Ogni collaborazione è una scelta ponderata per arricchire il disco senza sovraccaricarlo, creando una progressione logica attraverso la scaletta.

La conclusione strategica: dal flow intermedio a Tema

La fine dell'album merita particolare attenzione, poiché deve concludere l'esperienza su una nota memorabile. L'ultima traccia, "Tema", conclude l'album con una presenza vocale che sancisce l'incontro. La posizione di questo brano come ultimo nella lista dei quattordici brani assicura che rimanga impresso nella memoria dopo l'ascolto. Questa struttura, in cui il brano di apertura è "ALLAT" e l'ultima traccia "Tema", incornicia perfettamente il progetto in una forma simmetrica e intenzionale.

Il bilancio di un ascolto concentrato: concisione e mixaggio

La carriera di D'Andre Sams, attivo sotto lo pseudonimo ALLBLACK, si sviluppa in modo ascendente, caratterizzata da una produzione costante e da un'evoluzione stilistica ben definita. Nato il 21 marzo 1992, l'artista è cresciuto a East Oakland, per poi passare per Santa Barbara e Atlanta tra il 2011 e il 2015, un periodo che ha contribuito a plasmare il suo approccio unico al rap, che combina influenze della Bay Area e il ritmo di Detroit. Il suo discografia, già ricca di successi, include tra gli altri i progetti Outcalls (2018), Born to Score (2023) e l'EP KimSon nel 2017, quest'ultimo che ha segnato un punto di svolta cruciale verso il riconoscimento a livello regionale nella baia di San Francisco. La brevità del disco contrasta con la longevità dell'artista, il cui percorso dimostra una costanza fin dal suo ingresso non pianificato nel mondo del hip-hop come corista per Kossisko, a partire da gennaio 2013. La scelta dell'etichetta Saverz Music Group rafforza questo legame californiano, aprendo al contempo le porte a collaborazioni di prestigio che superano i confini geografici. La tracklist rivela un cast eclettico, in cui ogni artista ospite contribuisce a definire la palette sonora dell'album, confermando così il ruolo di ALLBLACK come punto di convergenza importante nella scena della West Coast. Titoli come "JDUBB FLOW", "C Room" o "SAVERZ UNIVERSITY" testimoniano la volontà di approfondire il messaggio senza appesantire l'ascolto, creando una coerenza narrativa che unisce tutte le quattordici tracce. Quest'opera premia l'ascoltatore per il suo impegno in un formato breve, in cui ogni secondo è prezioso e in cui la produzione grezza ma curata mette in risalto i flow distintivi di Sams, un vero e proprio diario musicale che racconta le sue esperienze passate legate al "pimping" e alla vita di strada di Oakland. In definitiva, Slow Motion Better Than No Motion si rivela essere un'opera che premia l'ascoltatore grazie al suo mixaggio equilibrato e alla sua durata concisa, che favorisce un'attenzione totale. La produzione offre una base sonora grezza ma curata, che mette in risalto i flow di ALLBLACK. I mixaggi permettono agli ospiti di distinguersi senza soffocare la voce principale, creando un progetto in cui ogni collaborazione trova il suo spazio. La durata totale di 36 minuti e 11 secondi bilancia il potenziale diluizione derivante dal numero elevato di tracce, grazie a una forte coerenza narrativa. L'album si colloca tra ROUND 1 (2024) e SAM'S CLUB (2025) come un elemento fondamentale, che premia chi si impegna ad immergersi in questo formato compatto.

Scheda tecnica

- Data di uscita: 2 febbraio 2024 - Etichetta: Saverz Music Group - Titoli: 14 (36 minuti e 11 secondi) - Inizio / fine: ALLAT / Tema - Artisti ospiti: Big Sad 1900, Waka Flocka Flame, Cash Kidd, E-40, LaRussell, Maka, Frisco Baby

🎬 I videoclip dell'album

14 clips · riproduzione continua

Brani

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