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Nina Chuba - Ich lieb mich, ich lieb mich nicht
Chronique d'album

Nina Chuba - Ich lieb mich, ich lieb mich nicht

Nota della redazione6,0/ 10
Di Le Stagiaire·

"Ich lieb mich, ich lieb mich nicht" segna il ritorno di Nina Chuba dopo Glas (2023), che ha inaugurato la sua carriera discografica. Pubblicato il 18 settembre 2025 da Jive Germany, questo album esplora le tensioni interiori, oscillando tra introspezione cruda ed energia sfrenata. Il progetto si basa su un approccio autobiografico, ma fin dall'inizio si scontra con un vincolo strutturale: la giustapposizione di 19 brani in 47 minuti crea una densità diluita che influisce sull'esperienza di ascolto. È un progetto in cui l'ambizione sembra aver ceduto il passo a una produzione standardizzata, soffocando l'originalità ricercata a favore di uno schema ripetitivo, privo di dettagli curati.

L'autobiografia fragile

L'album prende forma fin dalla prima traccia, "Nina", che funge da elemento centrale per stabilire un'atmosfera intima e definire il tono autobiografico del progetto. Questo brano di apertura cerca di creare un legame diretto con l'ascoltatore, ma allo stesso tempo introduce una tensione che non sempre trova una risoluzione soddisfacente nel corso dell'ascolto. Questo tentativo di introspezione personale contrasta con ciò che segue: una deriva verso un'ambiguità artistica in cui brani effimeri e composizioni strutturali sembrano perdere la propria identità. L'album alterna effettivamente momenti di brillantezza, come le tracce 1 e 2 che ne costituiscono il fulcro, a passaggi più fugaci, illustrando questa dicotomia tematica tra introspezione ed energia. Tuttavia, questa varietà di tonalità non riesce sempre a mascherare una mancanza di ambizione negli arrangiamenti; i brani si susseguono senza mai raggiungere vette sonore memorabili.

Il muro bianco: la produzione standardizzata diluisce la dicotomia energetica.

Al centro dell'esperienza sonora, la produzione si rivela il punto debole principale, afflitta da una normalizzazione del suono che fa perdere all'album la sua originalità. I brani si assomigliano tra loro a causa della mancanza di dettagli curati e delle strutture simili, illustrando questa uniformità del suono che si manifesta fin dalle prime secondi. La durata totale di 47 minuti si rivela insufficiente per sostenere il numero di 19 brani, il che porta a un'impressione di mancanza di pezzi memorabili. L'album manca gravemente di ritornelli potenti e di atmosfere musicali ambiziose, lasciando che l'ascolto dell'album risulti diluito, nonostante la presenza simultanea di atmosfere malinconiche e di brani energici o aggressivi. Questa mancanza di varietà nelle texture sonore si traduce in un'assenza totale di ritornelli memorabili, portando a un'impressione di fallimento di fronte a un'ambizione che, inizialmente, sembrava grande.

L'unica nota positiva: Makko cerca di salvare "Fucked Up" dalla mediocrità.

Di fronte a questa tendenza dominante di produzione uniforme, la collaborazione con Makko sul brano "Fucked Up" si presenta come un'eccezione notevole all'interno dei 19 brani. Questa presenza confermata su un solo brano dell'album offre una breve parentesi collaborativa, ma non riesce a rompere definitivamente lo schema ripetitivo di una produzione caratterizzata da una cura dei dettagli assente. Si tratta di un tentativo interessante di variare le texture vocali e di apportare un'energia diversa, ma questa intervento rimane isolato in un contesto in cui i brani si susseguono senza mai raggiungere vette sonore memorabili. Questo elemento cerca di salvare il brano dalla generale monotonia, ma non è sufficiente a invertire la tendenza verso una normalizzazione che soffoca la tensione emotiva di un album eccessivamente standardizzato.

Assenza di un elemento distintivo: l'incapacità del ritornello di emergere di fronte a un'ambizione diluita.

La vera debolezza di "Ich lieb mich, ich lieb mich nicht" risiede nella sua incapacità di creare momenti di grande impatto che durino nel tempo. L'album soffre di una mancanza di ritornelli potenti e di atmosfere musicali ambiziose, il che porta a una sensazione di assenza di brani memorabili che frustrano l'ascoltatore dopo 47 minuti di ascolto. Questa mancanza di successi significativi si traduce in un'assenza totale di ritornelli coinvolgenti, lasciando che la progressione dell'album risulti diluita, nonostante la varietà di tonalità esplorate. La standardizzazione del suono soffoca la tensione emotiva di un disco ricco di contenuti, trasformando ciò che avrebbe potuto essere un viaggio intimo in una passeggiata senza particolari colpi di scena o veri momenti di elevazione musicale.

Fine del gioco: So Lange Her sigilla un percorso privo di originalità.

Il disco si conclude con la traccia 19, "So Lange Her", che funge da conclusione solenne del progetto. Questo brano finale sancisce un percorso in cui l'originalità è stata completamente sopraffatta dalla standardizzazione del suono. La fine dell'album conferma il fallimento dell'ambizione iniziale: un'apertura autobiografica forte si è trasformata in una deriva artistica in cui i dettagli curati sono scomparsi a favore di una sequenza meccanica di brani. "So Lange Her" sigilla così un percorso privo di originalità, lasciando dietro di sé un disco che, nonostante i suoi tentativi di alternare rabbia e malinconia, finisce per svanire nel rumore di fondo di una produzione troppo ripetitiva per la sua stessa ambizione.

Scheda tecnica

- Data di uscita: 18 settembre 2025 - Etichetta: Jive Germany - Tracce: 19 - Apertura / Chiusura: Nina / So Lange Her - Ospiti: Makko - Album precedente: Glas (2023)

🎬 I videoclip dell'album

18 clips · riproduzione continua

Brani

  1. 1
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  4. 4Cold Shoulder— Drake, Don Toliver & Yebba
  5. 5Janice STFU— Drake
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Recensione pubblicata il 19/10/2026 · Rubriche

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